Michele 的个人资料Michele Gallo Web Site照片日志列表更多 工具 帮助
7月13日

Sorry Albert!!!!

I want to apologize with you if I have stolen your words but, my dear Albert, if you had been here you would have corrected the sentence by yourself. Is it right Zak?
 
Theory is when you know everything but nothing works.
Practice is when everything works but nobody knows why.
In the Politecnico di Bari we have put together theory and practice:
there's nothing that is working... and nobody knows why!
                                                                                      
                                                                                        Albert Einstein
6月27日

All we need is.....Dreams

Dreams

Langston Hughes  
from "Collected Poems", 1994

Hold fast to dreams
For if dreams die
Life is a broken-winged bird
That cannot fly.

Hold fast to dreams
For when dreams go
Life is a barren field
Frozen with snow.

 
-----------------------------------------------------
 
Mantieni con fermezza i tuoi sogni
perchè se i sogni muoiono
la vita sarà come un uccello con le ali rotte
che non può volare.
 
Mantieni con fermezza i tuoi sogni
perchè quando i sogni vanno via
la vita sarà come un campo non più fertile
congelato dalla neve.
 

6月18日

Ieri mia nonna mi ha raccontato del 2 dicembre 1943..

 
Ieri nonna Elena quasi si commuoveva di nuovo a ricordare quel giorno, anche se sono passati più di 60 anni. Suo marito Sebastiano lavorava come marinaio di terra al porto di Bari e solo una fortunata combinazione (o Dio, il fato, il destino, San Nicola, come volete chiamarlo voi..) ha voluto che arrivasse tardi a lavoro e scampasse al massacro. Alla trasmissione "la grande storia" che va in onda su RaiTre ho visto le immagini di quel giorno: il mare era pieno di cadaveri che venivano raccolti con una enorme pala. Era impressionante. Pare che alla prossima fiera del levante, il Presidente Napolitano consegnerà una targa alla città. Ho cercato qualche testimonianza in Internet di quel giorno ed ecco cosa ho trovato
 

Due dicembre del 1943, mancano cinque giorni al secondo anniversario dell’attacco giapponese a Pearl Harbor. In Europa le sorti della guerra si sono rovesciate per l’Asse.
Ora il Terzo Reich, che aveva imposto la sua iniziativa agli Alleati, deve pesantemente subirla. Da quasi tre mesi l’Italia ha dovuto firmare l’armistizio. Le truppe angloamericane dopo lo sbarco in Sicilia, stanno per risalire la penisola italiana.
La supremazia dei cieli è ormai degli Alleati mentre la Luftwaffe risparmia i pochi aerei che le sono rimasti. Essi ormai possono operare in piccoli gruppi, solo per impieghi tattici, per lo più difensivi. I grandi aeroporti del Mezzogiorno d’Italia sono nelle mani degli americani, che li hanno convertiti in poderose basi dalle quali far partire le incursioni nelle retrovie nemiche.

Prima dell’armistizio dell’8 settembre i raid degli alleati hanno compiuto enormi distruzioni a Napoli, Foggia e Salerno. Hanno risparmiato, invece, la città di Bari che col suo ottimo porto, e la sua posizione baricentrica rispetto agli aeroporti di Foggia, Gioia del Colle e Grottaglie, la presenza dell’ANIC (la grande raffineria che in seguito diverrà Stanic), sarà il trampolino di lancio della conquista della penisola e dell’attacco della Germania da sud.

Quel due dicembre il porto di Bari era gremito da quasi una quarantina di navi. Molte erano le famose Liberty. Le gru lavoravano febbrilmente per vuotarle dai loro carichi, preziosi rifornimenti per il fronte. La maggior parte dei marinai era scesa in franchigia. La presenza del Piccinni, del Petruzzelli, dell’Oriente, del Margherita, del Kursaal e di altri locali permetteva ottimi spettacoli per il riposo dei guerrieri di ritorno dal fronte o dalle missioni di guerra. Durante tutta la seconda guerra mondiale nessuno dei belligeranti aveva o avrebbe fatto uso di gas. Ma tutti gli eserciti ne avevano grandi scorte; giustificazione: deterrente per il nemico che lo avesse usato per primo.

Quel giorno la nave americana John Harvey, appena arrivata dalle banchine del “Curtis Bay Depot” di Baltimora ed ancorata nei pressi del molo foraneo, aveva la stiva ancora piena di bombe all’iprite. I giorni successivi sarebbero state avviate a deposito nei pressi dei principali aeroporti pugliesi. Ciascuna bomba, lunga quasi 120 cm e del diametro di 20 cm conteneva iprite, un gas tossico e vescicante, dal caratteristico odore di senape, fissato ad idrocarburi per ottenere circa 31 chili di mustard gelatinosa. Con otto bombe si poteva contaminare completamente oltre un ettaro di terreno. Gli effetti dell’iprite, usata per la prima volta dai Tedeschi, durante la prima guerra mondiale, a Ypres (da cui il nome) nel Belgio, non sono immediati ma si fanno sentire dopo qualche tempo dalla contaminazione.

Solo pochi uomini a bordo della Harvey conoscevano il contenuto di quel carico, coperto dal più assoluto segreto. La nave sarebbe stata scaricata l’indomani.
Per facilitare il lavoro il porto era illuminato a giorno. I comandi alleati erano tanto sicuri della scarsa capacità offensiva delle forze tedesche che non avevano preso nessuna seria misura di sicurezza. Tutt’al più, pensavano, sarebbero potuti arrivare due o tre aerei di disturbo. Sarebbero stati facilmente individuati dal radar e contrastati dalla contraerea. Ma il radar, da poco installato sul Garrison Theatre, com’era stato ribattezzato il Margherita, si era presto guastato e quella sera non era stato ancora riparato. Qualcuno, in seguito, accennò a sabotaggio d’improbabili partigiani fascisti. Più verosimilmente Inglesi e Americani si stavano palleggiando le responsabilità e chi avrebbe dovuto provvedere alle riparazioni aveva preferito passare il suo tempo nel vicino Barion, trasformato in circolo ufficiali. L’attacco, perciò fu una completa sorpresa.

Dall’altra parte della città, il 3rdNZH, terzo ospedale neozelandese, trasferito da Tripoli a Bari da meno di un mese, nell’appena ultimato ma ancora vuoto Policlinico, non era ancora perfettamente funzionante. Mancavano molte suppellettili ed addirittura i letti per i degenti.

L’attacco alle 19,25
Come tutti i giorni, nel cielo della città, ad ottomila metri di quota, attento a non essere il target dell’anti-aircraft fire, passò indisturbato un ben attento ricognitore Messerschmitt 210 della Luftwaffe. L’esperto osservatore contò nel porto molte più navi del solito e pensò che quanto aveva visto in quello Spatherbstnachmittag, era un boccone troppo prelibato per farselo scappare. Quaranta navi in rada, nessuna militare. Pochissime piccole e sparse nuvole. Visibilità ottima. La notizia fu immediatamente trasmessa agli aeroporti della Luftwaffe in alt’Italia.

Tutti i 105 aerei disponibili, la maggior parte bombardieri Junkers 88, decollarono da diversi aeroporti italiani, slavi e greci. L’appuntamento era sul mare, alle ore 19,25, a 30 miglia ad nordest di Bari. L’ordine era di mantenersi a quota inferiore ai 100 metri, per non farsi intercettare dai radar. Quindi a bassa quota.
Gli aerei in compatto stormo arrivarono a Bari alle 19,30 avendo di fronte la debole luce della luna, prossima al tramonto, più piccola d’un quarto, che rischiarava appena la terra verso sudovest. A quelle condizioni di luce, avrebbero visto ma non sarebbero stati visti. Le navi, specie quelle che erano lungo il molo foraneo di levante, furono sorprese d’infilata dalle bombe tedesche. Erano tanto vicine che le bombe cadute in acqua furono molto poche. Alcune navi bruciavano. Altre affondavano. Altre incendiate, rotti gli ormeggi, andavano alla deriva avvicinandosi paurosamente alle navi miracolosamente non colpite. Le navi che nella stiva trasportavano esplosivi dapprima s’incendiarono e, quindi, finirono una dietro l'altra per deflagrare e colpire tutto il porto ed anche molte case della città vecchia. I vetri delle abitazioni di mezza Bari andarono in frantumi ed anche nella città nuova molti infissi furono completamente scardinati tra i quali il finestrone della mia camera da letto.

Tra le altre navi fu colpita ed incendiata anche la John Harvey, quella che, insieme con altro materiale esplosivo, trasportava le cento tonnellate di bombe con l’iprite. I marinai rimasti a bordo tentarono con ogni mezzo di domare il fuoco, ma l’incendio non poté essere domato e dopo una mezz’ora si propagò alla stiva. Non ci volle molto che la nave saltasse in aria con tutto il suo carico e tutti gli uomini, compresi quei pochi che conoscevano la verità sul carico. Da quel momento iniziò l'inferno.

La maledetta “mustard” si mescolò alla nafta venuta fuori dalle petroliere affondate e formò un velo mortale su tutta la superficie del porto. Coloro che dalle altre navi si lanciavano in acqua furono ben presto zuppi della maleodorante sostanza. Infine i vapori dell’iprite si sparsero, su tutto il porto e intossicò la pelle ed i polmoni dei sopravvissuti delle altre navi. Quella sera San Nicola, volle che la brezza di terra non fosse in stanca. La sua città fu salva dalla nube del gas tossico che lentamente, si allontanò verso il mare aperto.

Qualcuno della città vecchia giurò di averlo visto in piedi, sul tetto della basilica, mentre spegneva con le sue stesse mani alcuni razzi illuminanti. Moltissimi furono i baresi che, appena ritornati dai paesi limitrofi, il giorno successivo sfollarono di nuovo. Ma furono anche molti quelli che, quattro giorni dopo, in occasione della solenne festa del Santo, si recarono in basilica per ringraziarlo.

La reazione della contraerea, colta anch’essa di sorpresa, fu incerta nei primi minuti, ma poi si fece più precisa. Si sparava da terra ed anche dalle mitragliere poste sulle navi. I riflettori fecero a gara con i bengala lanciati dai Tedeschi per illuminare il cielo della città. Gli scoppi delle bombe e le scie dei traccianti s’intrecciarono fantasmagoricamente. Due aerei furono abbattuti. La caccia dell’aeroporto di Palese, assente perché in missione, non potette intervenire. E neppure quella d’Amendola: era troppo lontana. Alle 19,45 gli aerei presero la via del ritorno ma, solamente alle 23, le sirene dettero il cessate allarme.

I "Grandi" in riunione
Tra il 22 ed il 26 novembre, Churchill e Roosevelt s’erano incontrati al Cairo con Chiang Kai Shek. Il giorno 28 novembre, i due s’erano incontrati a Teheran con Stalin. Il giorno successivo, 3 dicembre, i due si sarebbero ancora una volta incontrati al Cairo per decidere sul corso della guerra. Certamente in quell’occasione ebbero i primi rapporti da Bari.

Erano state affondate 5 navi americane, 4 inglesi, 3 norvegesi, 3 italiane, 2 polacche. Oltre le 17 affondate, erano state seriamente danneggiate altre 7 navi. Erano state perdute almeno quarantamila tonnellate tra materiali e munizioni.
Quasi nessuno aveva indossato salvagenti. Non era stata calata in mare neppure una barca di salvataggio. La riva e le banchine erano tanto vicine. Al porto si apprestarono i primi soccorsi. Alcuni marinai, che erano rimasti isolati sul molo foraneo, furono tratti in salvo con imbarcazioni. Altri ancora, dovettero essere ripescati dalle acque, semiassiderati.
All’ ospedale neozelandese cominciarono ad arrivare i primi feriti. Molti, più che colpiti dalle esplosioni, erano provati dall’effetto del gas vescicante. Ma non si sapeva che fosse stato il gas a provocare tali effetti e, sul momento, nessuno lo intuì. Non vi erano vestiti di ricambio e, pertanto, non fu possibile far lavare e cambiar d’abito i soldati che erano stati immersi nelle acque del porto.

Il numero dei soldati colpiti era tanto grande che pochi potettero avere un letto. Agli altri furono date solo delle bevande calde e coperte, che neppure bastarono per tutti. Chi non potette cambiarsi, di sua iniziativa, rimase con gli abiti zuppi d’iprite, che non solo agì sulla pelle ma fu assunta attraverso le vie respiratorie.
Coloro che, per lo scoppio, avevano ricevuto lesioni ai polmoni, subirono gli effetti più devastanti. Soltanto il giorno successivo qualcuno dei medici cominciò ad intuire qualcosa. Escluso che i Tedeschi avessero usato armi chimiche, un capitano della sanità si recò dalle autorità alleate che presiedevano il porto per chiedere l’esatto contenuto delle navi colpite. Nessuno seppe dare una risposta.

Le cure più specifiche non poterono essere date per tempo. I primi inspiegabili collassi, si ebbero dopo circa cinque o sei ore dalla contaminazione. Dopo diverse ore seguirono le prime morti, quasi improvvise di gente che qualche minuto prima, pur avendo la pressione bassissima, sembrava stesse per riprendersi. Tutti avevano la pelle piena di vesciche, specie nelle parti che erano rimaste più a lungo inzuppate e dove la pelle era più delicata. Sulle ascelle, l’inguine ed i genitali, la pelle si distaccava come avviene per le ustioni più gravi. La pelle delle piante delle mani e dei piedi, invece, sembrava indenne all’azione dell’iprite. Alle innumerevoli morti avvenute durante l’incursione, seguirono le morti dei due tre giorni successivi. Dopo il quarto giorno sembrava che molti si fossero ripresi. La terapia a base dei primi sulfamidici, che in alcuni casi dette buoni effetti, non fu prescritta immediatamente a tutti. Nella settimana successiva specie tra l’ottavo ed il nono giorno, si ebbero le morti sopravvenute per le infezioni che si erano innestate sui polmoni piagati. Le autopsie lo confermarono. L’iprite aveva agito non solo come gas, ma era stata assorbita attraverso i vestiti bagnati.

Gli effetti sulla città e sul porto
Nella città vecchia crollarono alcune vecchie case a seguito dello scoppio della Harvey e delle altre navi. Tra le altre crollò una che ha lasciato una piccola piazzetta a fianco della Trulla, la sagrestia della Cattedrale. Nella città nuova furono centrati da bombe e crollarono tre edifici. I primi due tra Via Roberto e Via Andrea, negli isolati adiacenti alla chiesa di San Ferdinando, il terzo a Via Crisanzio nei pressi della Manifattura Tabacchi.

Quante furono le vittime?
Stime precise non ve ne sono Tra civili e militari certamente sfiorarono il migliaio. Oltre ai morti per le bombe ed i crolli, tra i quali circa duecentocinquanta civili baresi, vi furono oltre ottocento soldati ricoverati con ustioni o ferite. Dei 617 intossicati da iprite, 84 morirono in Bari. Si ritiene che molti altri siano morti in altri ospedali, sia italiani, sia del Nordafrica, sia dell’America, nei quali furono trasportati. Anche alcuni sanitari ebbero irritazioni agli occhi e lievi ustioni.

Quante furono le navi affondate?
Diciassette, lo stesso numero delle navi affondate a Pearl Harbor.

Nei giorni successivi, dalla Sanità Militare degli USA fu inviato a Bari il Colonnello Stewart F. Ale-xander, affinché redigesse un rapporto esauriente sulle “strane” morti avvenute a Bari. Il rapporto, datato 27 dicembre 1943, ebbe l’edizione definitiva nel luglio 1944. Secondo Glenn B. Infeld, un maggiore dell’U.S. Air Force, autore del libro “Disaster At Bari”, lodevolmente tradotto in italiano da Vito Manzari, (Adda Editore 1977, di recente lodevolmente ristampato con un saggio introduttivo di Assennato e Leuzzi) il primo ministro Chuchill dispose che non fosse adoperata la parola iprite nei documenti che riguardavano il disastro di Bari. Le ustioni furono classificate per causa N.Y.D. - not yet identified, - non ancora identificata.

Gli effetti sulla continuazione della guerra
Gli inglesi non potevano ammettere che, in un porto da loro controllato, fosse avvenuto un episodio di guerra chimica di così notevole portata.
Gli americani non potevano ammettere che fosse stato affondato un numero di navi pari a quello di Pearl Harbor, anche se quelle erano poderose navi da guerra queste modesti cargo. A causa delle reticenze degli alti comandi militari, perirono moltissimi soldati, che si sarebbero potuti salvare. Erano stati curati soltanto per i sintomi da shock. Altrettanto avvenne per alcuni civili. La segretezza quando può fare vittime non ha senso. Ma forse tutte le guerre non hanno senso.

La piena funzionalità del porto di Bari fu ripristinata solo nei primi anni cinquanta, a guerra conclusa, non ostante gli enormi sforzi della Royal Navy intesi a bonificarlo.
Per l’impiego di forze notevolmente minori l’incursione su Bari fu senz’altro più redditizia di quella su Pearl Harbor. La Luftwaffe aveva fatto meglio dell’Imperial Marina giapponese. Ma l’episodio di Bari doveva passare quanto più inosservato possibile a differenza dell’altro che, per giustificare l’entrata in guerra, fu amplificato a dismisura.

Per saperne di più visitate www.biografiadiunabomba.it

5月25日

Henry!!!

Tutti sono sempre a favore della porta aperta,
ma soltanto quando sono chiusi fuori.
 
Henry Kissinger
5月16日

Is it true or false????

Yesterday, while I was surfing I bumped into these Incompleteness theorems by Gödel. I was shocked to read them and some important applications that they have. The first one is:
For any consistent formal, computably enumerable theory that proves basic arithmetical truths, an arithmetical statement that is true but not provable in the theory can be constructed. That is, any effectively generated theory capable of expressing elementary arithmetic cannot be both consistent and complete.
Here, "theory" refers to an infinite set of statements, some of which are taken as true without proof (these are called axioms), and others (the theorems) that are taken as true because they are implied by the axioms. "Provable in the theory" means "derivable from the axioms and primitive notions of the theory, using standard first-order logic". A theory is "consistent" if it never proves a contradiction. "Can be constructed" means that some mechanical procedure exists which can construct the statement, given the axioms, primitives, and first order logic. The resulting true but unprovable statement is often referred to as "the Gödel sentence" for that theory. In fact, there are infinitely many statements in the theory that share with the Gödel sentence the property of being true but not provable from the theory. "Elementary arithmetic" consists merely of addition and multiplication over the natural numbers. (from wikipedia).
These theorem can be used in a language as well. Sorry but it is necessary to swich in my native language.
 

Il quesito logico e' questo:

"Questa frase e' falsa"

Dicendo Questa frase essa si rivolge a se stessa. E', in poche parole, una frase che ha come oggetto il suo stesso enunciato.

Bene. Se qualcuno vi dicesse: Il mare e' giallo, direste che la frase e' vera o sbagliata? E se, allo stesso modo, qualcuno dicesse: Il pianete terra e' di forma sferica, direste che e' vero o sbagliato? Le risposte sono ovviamente palesi, ma servono per farci capire la singolarita' della frase di prima.

Ebbene: Questa frase e' falsa, e' vera o falsa?

Se la consideriamo vera allora dobbiamo conseguirne che cio' che enuncia e' vero, ma cio' che enuncia e' che essa stessa e' falsa. Allo stesso modo se la consideriamo falsa non possiamo far altro che constatare che questo e' proprio cio' che essa dice di se stessa, cioe' che e' falsa, e quindi essa e' vera.

La soluzione? La soluzione e' che Questa frase e' falsa non e' ne' vera ne' falsa, e' soltanto indecidibile per noi darle un valore assoluto di verita' o falsita'.

Nel linguaggio ordinario quindi esiste una semplice frase che sfugge alla netta contrapposizione Vero-Falso, una frase che in un solo istante distrugge tutte le ambizioni di chi (nei primi del 900, non e' una questione dei nostri giorni) pensava di poter creare dei sistemi chiusi e coerenti. Sarebbe troppo complicato spiegare o definire cosa queste ultime parole significano... e' comunque importante capire che non c'e' un sistema (in questo caso "il linguaggio") assolutamente perfetto, logicamente coerente.

So nothing is perfect. It is impossible to find a perfect solution, a perfect model, a perfect man (gli uomini sono tutti uguali!!sorry, again Italian), a perfect friend....
Maybe everybody knows this but Gödel gave a demonstration. Crazy, crazy, crazy people. Or crazy world? I don't know. I can't decide.
4月10日

Happy Easter!!!

I think it is always time to wish "HAPPY EASTER" even if 2 days are already gone. Now there are 50 days in which nobody can be angry.
Thanks to Graca for the picture!!!

3月14日

A piece of wise advice...

Michele, Life is like a stage and
you are the main actor !!!!
                                                  Alejandro Lucas Borja
(the man who must solve a lot of equations....)
 

Michele Gallo Web Site

|false| Free hitcounter
第 1 张,共 53 张
3月25日

Dedicato agli Interisti

Un Calcio nei Palloni: A Ibra ovviamente! Ma che bravi Allegri e Conte..
Classico appuntamento con la rubrica di Francesco Facchini.

Ho il mal di pancia quando Ibra dice che non ha il mal di pancia, ma non parlerò di lui e di Mourinho, la banda della frase a effetto. Meritano un calcio nei palloni entrambi per la formidabile carica di antipatia che dimostrano a pelle. Specialmente il primo che batte cassa a ogni gol. Lo guardo e penso che sia un mondo difficile e che lui e l'Inter siano due cose molto distanti, ma soprattutto lui e i tifosi veri del calcio siano molto distanti. Penso sia brutto essere Ibra e non amare il posto dove stai e ti pagano qualche milione all'anno (anzi più di qualche milione all'anno). Pensare che sopportano tutto dello svedese, dalle esternazioni alla puzza di piedi. Stavolta, però, decido di allontanarmi dalle zone più importanti del regno pallonaro per avventurarmi ai confini, nelle province più basse e meno nobili. Un calcio nei palloni a chi non ha ancora fatto la classifica di qualità del gioco espresso che vede in testa il Genoa, ma in seconda posizione il Cagliari.

Mi è capitato di vedere, dalla mia redazione, la partita di Bologna e ho notato una cosa importantissima e poco visibile della squadra di Max Allegri che è di fatto la prima dell'intero campionato di serie A ad aver raggiunto l'obiettivo dichiarato all'inizio della stagione, la salvezza. Volete sapere cosa? I sardi, meglio di tutti gli altri in campionato, fanno passaggi giusti. non sprecano la palla che hanno tra i piedi. Praticamente mai. Si tratta ti una caratteristica determinante per andare a cercare le belle squadre del nostro calcio, ma gli esempi sono rarissimi. Max Allegri, ex genio sregolato del pallone sui campi della provincia italica della pelota, è diventato un ottimo, strepitoso "animale da lavagna", un fenomenale insegnante di calcio. Lo si vede. Un calcio nei palloni a tutti quelli che pensano che sia giovane e a tutti quelli che non lo inseguiranno per una panchina da big. La merita già ora, ma in questo paese dove i giovani non servono e non sono ascoltati penso che la speranza di vederlo in un Milan o in una Juve sia vana. Ci arriverà a 70 anni, forse.

Un altro genio del calcio è a Bari, è quell'Antonio Conte che sta portando in A i galletti di M*******e e lo sta facendo a un livello di gioco altissimo. Passaggi di prima, centrocampo di qualità, attacco estroso. Che Bari, ragazzi, che traiettorie del pallone ai confini della realtà. Siccome non sopporto i Mourinho e compari, i nuovi soloni del pallone internazionale, siccome penso che i Ferguson (per quanto eccellenti) debbano andare a casa a un cetro punto, allora d'ora in poi, da queste colonne farò anche i consigli per l'acquisto in panchina e dirò tutti nomi di persone nate nella seconda metà degli anni '60 o anche negli anni '70. Così la finiremo di veder le cariatidi o gli antipatici in panchina, ma vedremo il calcio degli Antonio Conte, calcio insegnato e vissuto per bene. Parlo di calcio vero, quello che fa diventare Masiello e Guberti due assi da Nazionale perché inseriti in una squadra di autentico valore. Se volete riempirvi di passione, spegnete il televisore quando c'è Ibra che ha il mal di pancia, accendetelo quando c'è il Bari che gioca.... Starete meglio!!

Francesco Facchini
12月3日

Fantastico!!!

Bari costruisce un ponte ‘strallato’ sospeso sulla città
 
Il Comune di Bari ha lanciato nei giorni scorsi il bando da 27 milioni di euro per la costruzione di un ponte “strallato” destinato a collegare via Nazariantz (zona tribunale) a via Tatarella (quartiere Poggiofranco): una avveniristica struttura sospesa a dieci metri di altezza e lunga 626 metri destinata a completare l’asse Nord-Sud, la nuova tangenziale della città. Tempi stretti per l’invio delle offerte, con scadenza fissata al prossimo 15 dicembre. Il via ai lavori è atteso entro il 2009, con ultimazione prevista nell’arco di due anni.
 
Il progetto è firmato dal raggruppamento costituito da NET Engineering di Padova, Uning e GA&M di Bari, RPA di Perugia e dalla spagnola Carlos Fernandez Casado.
Oltre al ponte, l’intervento prevede anche la realizzazione di due rotatorie, uno svincolo per ottimizzare l’intersezione con via Crispi, ed una bretella di collegamento fra via S. Giorgio Martire e via Sangiorgi, che garantirà continuità con l’estramurale Capruzzi.
 
Il ponte, a pilone unico centrale, sarà lungo 626 metri, con due viadotti laterali di lunghezza rispettiva di 245 m verso Nord e di 156 metri verso Sud.
L’attraversamento si svolgerà su 10 campate, delle quali le due centrali, in corrispondenza dei fasci di binari di maggiore importanza, su luce ampia mediante strallatura simmetrica sostenuta da una torre centrale.
L’elemento caratterizzante è “l’antenna di 71 metri di altezza che nella parte inferiore – si legge nella relazione del progetto – è disposta lungo un piano sghembo rispetto all’asse longitudinale dell’impalcato.
 
 
 
"Gran duol mi prese al cor quando lo 'ntesi,
però che gente di molto valore
conobbi che 'n quel limbo eran sospesi."

(Dante Alighieri, Divina Commedia, Inferno Canto IV)

Michele

职业
兴趣
Quando IL PERCHE' è forte, IL COME si trova....